❓ Domande chiave
- Come può un gesto antico influenzare la potenza di Guernica?
- Quale segreto nasconde il movimento delle braccia nel sarcofago romano?
- Perché quel particolare modello di dolore è scomparso per un millennio?
- Chi ha scoperto il legame tra il mito e Picasso?
📌 In Breve
- Curatore Salvatore Settis analizza la persistenza del gesto attraverso la Fondazione Luigi Rovati di Milano.
- Il modello espressivo classico scompare per un millennio prima di essere riscoperto.
- Nicola Pisano e Giotto riutilizzano il dinamismo antico nelle loro opere medievali.
- Il concetto di Pathosformel di Aby Warburg spiega la trasmissione delle forme iconografiche.
A Milano, presso la Fondazione Luigi Rovati, la mostra Storia di un gesto presenta un’indagine che intreccia archeologia, storia dell’arte e teoria dell’immagine partendo da un sarcofago romano decorato con il mito della Morte di Meleagro.
L’esposizione, curata da Salvatore Settis, utilizza l’antico reperto come fulcro per ricostruire la persistenza di una specifica espressione plastica attraverso i secoli. Il fulcro visivo del percorso è un gesto codificato, rappresentato da una figura che si lancia verso una scena tragica, proiettando le braccia all’indietro durante la corsa. Secondo quanto spiegato da Settis, questa postura costituisce un elemento altamente convenzionale per comunicare il dolore estremo e la disperazione. Tale modello espressivo, nato nel periodo classico, è rimasto parte del repertorio artistico per circa due secoli prima di scomparire per un millennio, per poi essere riscoperto e riproposto in epoche successive.
La trasmissione delle forme dal sarcofago a Picasso
Il percorso espositivo traccia la linea evolutiva di questo linguaggio figurativo, partendo proprio dal ritrovamento del sarcofago romano. La capacità di riconoscere e rilanciare quel movimento specifico è stata fondamentale per artisti come Nicola Pisano e Giotto. Il primo ha declinato tale dinamismo nella rappresentazione di una madre durante la strage degli innocenti, mentre il secondo lo ha utilizzato per la figura di San Giovanni accanto al Cristo morto. La mostra illustra come questo codice visivo sia stato capace di attraversare lunghi periodi di oblio per tornare a influenzare la scena artistica mondiale.
Un ruolo centrale nello studio di questa continuità è ricoperto dal pensiero di Aby Warburg, la cui sezione dedicata analizza come tali forme espressive dell’antichità vengano trasmesse. Warburg aveva infatti sintetizzato questo fenomeno attraverso il concetto di Pathosformel. Questa analisi teorica trova un collegamento diretto con l’arte moderna, dove il gesto del dolore si trasforma ulteriormente: Picasso, ad esempio, ha impiegato quella stessa carica espressiva per rappresentare la morte collettiva e la tragedia del bombardamento di Guernica.
Analisi della continuità iconografica tra antico e moderno
L’impatto di questa mostra risiede nella capacità di dimostrare come la storia dell’arte non sia una successione di stili isolati, ma un flusso continuo di simboli che gli artisti attingono e trasformano. La rilevanza dell’indagine proposta dalla Fondazione Luigi Rovati sta nel mostrare che un singolo movimento fisico può fungere da vero e proprio geroglifico, capace di mantenere una costanza semantica nonostante il passare dei millenni. Il fatto che un’espressione nata su un sarcofago possa confluire nella potenza politica e sociale di un’opera come Guernica evidenzia la forza di trasmissione del linguaggio visivo.
Questa connessione tra archeologia e contemporaneità offre una prospettiva inedita sulla sopravvivenza delle immagini. La mostra suggerisce che la memoria del dolore umano, codificata in gesti precisi, non scompare con la caduta delle civiltà, ma attende solo che nuovi occhi sappiano riconoscerne il significato per tornare a parlare alla collettività. L’indagine di Settis mette in luce come la formalità di un movimento possa diventare il ponte necessario tra il mito antico e la cronaca della violenza moderna.
Il dibattito aperto dall’esposizione riguarda ora come altri elementi del repertorio classico possano aver influenzato la percezione visiva del tragico nel corso dei secoli. Gli studiosi continueranno a interrogarsi su quali altri modelli di Pathosformel siano stati utilizzati per dare forma ai grandi eventi della storia umana, mantenendo vivo il legame tra la plasticità antica e la sensibilità dei nuovi linguaggi figurativi.
🕒 Cronologia degli eventi
Domande frequenti
Dove si trova la mostra Storia di un gesto curata da Salvatore Settis?
La mostra Storia di un gesto, curata dall'archeologo Salvatore Settis, si tiene a Milano presso la Fondazione Luigi Rovati e analizza la persistenza di gesti iconografici dall'antichità al modernismo.
Come ha utilizzato Picasso il gesto del dolore analizzato nella mostra?
Picasso ha impiegato la carica espressiva del gesto del dolore, simile a quella presente nel sarcofago romano, per rappresentare la tragedia del bombardamento di Guernica nella sua celebre opera moderna.
Chi ha teorizzato il concetto di Pathosformel citato nella mostra?
Il concetto di Pathosformel, che analizza come le forme espressive dell'antichità vengano trasmesse attraverso i secoli, è stato sintetizzato dallo studioso Aby Warburg ed è centrale nella mostra della Fondazione Rovati.
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💬 Il punto di vista di Amerigo
La persistenza del gesto tragico dimostra che la storia dell’arte non è una successione di stili, ma un sistema di codici semantici immutabili. Il passaggio dalla plastica di un sarcofago romano alla violenza di Guernica rivela come il *Pathosformel* di Warburg operi come un meccanismo di trasmissione della memoria umana attraverso i millenni. Se un singolo movimento fisico può sopravvivere a intere cadute di civiltà per comunicare il dolore, quali altri modelli iconografici invisibili stanno attualmente modellando la nostra percezione della realtà?