📋 Punti chiave
- Come faceva il clan a gestire le consegne di droga h24?
- Cosa nascondeva l'arsenale militare trovato in un appartamento a San Felice Circeo?
- Chi è il pregiudicato di 37 anni che guidava il gruppo?
- Perché i criminali usavano esplosivi e incendi per gestire i creditori?
📌 In Breve
- Sequestrate 15 pistole, 3 fucili, 650 munizioni e 4 ordigni esplosivi a San Felice Circeo.
- Oltre 6 chili di cocaina, crack e hashish sottratti al gruppo criminale.
- Inchiesta iniziata a settembre 2025 dopo sequestro di hashish presso le Case Arlecchino.
- Incendi intimidatori registrati nei quartieri Villaggio Trieste e Q4 nel marzo 2026.
Sedici arresti e ventidue perquisizioni domiciliari a Latina dopo il maxi blitz anticrimine coordinato dalla Procura di martedì, che ha colpito un gruppo criminale specializzato in spaccio, estorsioni e incendi dolosi.
Le forze dell’ordine hanno agito alle prime luci dell’alba, mettendo in sicurezza diverse aree della provincia. L’operazione interprovinciale ha la partecipazione della Squadra Mobile di Frosinone, che ha lavorato fianco a fianco con le unità di Roma, Napoli, Caserta, L’Aquila, Rieti, Viterbo, Isernia e Benevento. Il dispositivo di sicurezza è stato diretto dal Procuratore della di Latina, Gregorio Capasso, insieme al Procuratore aggiunto Luigia. Gli agenti hanno eseguito otto arresti in flagranza di reato, smantellando una struttura criminale che operava con metodi violenti tra le zone Q5 e Borgo Piave.
Dallo spaccio alle minacce: l’ascesa del sodalizio criminale
L’inchiesta ha avuto l’inizio nel settembre 2025, quando due giovani sono stati fermati con un carico di hashish vicino alle cosiddette Case Arlecchino. In quel periodo, la zona era già stata scossa da un incendio doloso contro il portone di un condominio. Le indagini successive hanno portato alla luce la figura di un pregiudicato di 37 anni, identificato come il vertice del gruppo. Questa organizzazione gestiva un monopolio sulla vendita di cocaina, hashish e crack, garantendo consegne a domicilio h24.
Per mantenere il potere sul territorio e recuperare i soldi persi durante i precedenti sequestri della Polizia, il gruppo utilizzava la violenza. Gli affiliati arrivavano a minacciare i parenti degli arrestati o a dare fuoco alle auto dei creditori. Due episodi di questo tipo sono stati registati nei quartieri Villaggio Trieste e Q4 nel marzo 2026. Il sistema di controllo si basava su un mix di spaccio capillare e intimidazioni dirette verso chi cercava di sottrarre profitti al traffico di droga.

L’arsenale di San Felice Circeo e il bilancio dei sequestri
Un momento decisivo per l’intera indagine si è verificato tra il 4 e il 5 gennaio 2026. In un appartamento situato a San Felice Circeo, gli investigatori hanno scoperto una vera armeria di stampo militare. Il materiale rinvenuto rivelava la volontà del gruppo di scatenare una guerra criminale sul territorio. Il bottino totale sequestrato dalle Forze dell’Ordine durante l’operazione è estremamente pesante sia in termini di armi che di stupefacenti.
Sul fronte delle armi, gli agenti hanno confiscato 15 pistole, di cui una dotata di silenziatore, e 3 fucili. Sono state inoltre rimosse dal circuito criminale oltre 650 munizioni e 4 ordigni esplosivi. Tra questi ultimi, uno conteneva più di 250 grammi di tritolo. Per quanto riguarda la droga, il sequestro ammonta a oltre 6 chilogrammi di sostanze tra cocaina, crack e hashish. Gran parte di questo carico proveniva da un container riconducibile a un referente dell’organizzazione.
L’impatto della task force sulla sicurezza del territorio
La portata di questa azione dimostra come la criminalità organizzata abbia tentato di infiltrarsi profondamente nel tessuto sociale di Latina e dei comuni limitrofi, trasformando i quartieri periferici in zone di gestione monopolistica del crimine. La capacità del gruppo di passare dallo spaccio di strada all’uso di esplosivi e armi pesanti evidenzia un livello di pericolosità che non può essere sottovalutato dai cittadini. La presenza di un arsenale militare a San Felice Circeo suggerisce che l’obiettivo non fosse solo il profitto economico, ma il controllo fisico del territorio attraverso la forza bruta.
L’intervento coordinato della Squadra Mobile di Frosinone e delle altre province coinvolte sottolinea la necessità di una risposta strutturata contro gruppi capaci di muoversi rapidamente tra i vari centri della provincia. La gestione delle attività criminali, che includeva persino la consegna a domicilio di droga nelle zone Q5 e Borgo Piave, mostrava una struttura logistica evoluta, capace di sfidare costantemente la sorveglianza delle autorità locali.
Con l’esecuzione delle misure cautelari emesse dal G.I.P. del Tribunale di Latina, si aprono ora nuovi scenari processuali per i sedici arrestati. Le autorità dovranno ora approfondire i legami tra il vertice di 37 anni e le cellule che gestivano gli incendi intimidatori. Resta fondamentale monitorare se l’arresto di questa figura apicale porterà al definitivo smantellamento delle reti di distribuzione che avevano reso i quartieri popolari dei mercati aperti per il narcotraffico.
🕒 Cronologia degli eventi
Domande frequenti
Quanti arresti sono stati effettuati durante il maxi blitz a Latina?
L'operazione coordinata dalla Procura di Latina ha portato all'arresto di 16 persone e all'esecuzione di 22 perquisizioni domiciliari contro un clan specializzato in spaccio e incendi.
Cosa è stato sequestrato nell'appartamento di San Felice Circeo?
Tra il 4 e il 5 gennaio 2026, gli investigatori hanno scoperto un'armeria militare contenente 15 pistole, 3 fucili, oltre 650 munizioni e 4 ordigni esplosivi, tra cui uno con tritolo.
Chi dirige l'inchiesta contro il gruppo criminale di Latina?
Il dispositivo di sicurezza è stato diretto dal Procuratore di Latina, Gregorio Capasso, insieme al Procuratore aggiunto Luigia, per smantellare un'organizzazione che operava tra le zone Q5 e Borgo Piave.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato dal team AmeVe Blog.









💬 Il punto di vista di Amerigo
L’operazione mette in luce un pericoloso salto qualitativo: il passaggio dalla gestione capillare dello spaccio nelle zone Q5 e Borgo Piave all’impiego di armi pesanti e tritolo a San Felice Circeo. La capacità logistica del gruppo, capace di gestire consegne h24, si è fusa con una violenza strutturata per proteggere i profitti dai sequestri. L’arresto del vertice di 37 anni smantellerà davvero l’intera rete di distribuzione o le cellule locali sono già pronte a sostituire la vecchia gerarchia?