Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha presieduto ieri, 29 gennaio 2026, a Roma, la cerimonia di inaugurazione della Fontana dei Leoni, ubicata all’interno dell’Ospedale Militare del Celio. L’evento ha segnato il completamento di un intervento di restauro che ha riportato alla luce un’opera d’arte storica, in parte nascosta per decenni. L’inaugurazione è avvenuta in un contesto di collaborazione tra istituzioni, artigiani e associazioni culturali, con il coinvolgimento diretto di Confartigianato e di ANCoS APS, enti che hanno coordinato il progetto di recupero. Il luogo, di grande rilevanza storica e simbolica, è situato nel cuore del rione Celio, vicino al Foro Romano, e rappresenta un punto di riferimento per la memoria collettiva della città.
Prima della cerimonia, Crosetto ha visitato la sede nazionale di Confartigianato, dove ha incontrato i membri della Giunta Esecutiva, guidati dal presidente Marco Granelli e dal segretario generale Vincenzo Mamoli. Durante l’incontro, il ministro ha sottolineato il legame profondo che lo unisce al mondo dell’artigianato, definendolo un pilastro della sua vita personale e politica. Ha parlato della “capacità del saper fare italiano” come elemento fondamentale per la rinascita del Paese, sottolineando che gli artigiani non sono solo operatori economici, ma protagonisti sociali e culturali. Il ministro ha assicurato il suo sostegno alle imprese artigiane, riconoscendone il ruolo strategico nel tessuto economico e sociale nazionale.
Il restauro della fontana, progettato da Emanuele Ioppolo, è stato realizzato con tecniche tradizionali e materiali di qualità, rispettando l’originale impianto architettonico. L’opera, raffigurante due leoni in marmo, risale al periodo imperiale e ha subito danni nel corso dei secoli. Il progetto è parte di un più ampio programma di valorizzazione del patrimonio storico romano, promosso da Confartigianato e ANCoS APS, con l’obiettivo di rilanciare luoghi dimenticati e restituire dignità al patrimonio culturale italiano. Presenti all’evento anche alti vertici dello Stato Maggiore della Difesa e dell’Esercito, che hanno sottolineato l’importanza del legame tra istituzioni militari e comunità locali.
La riscoperta del passato: i fatti della cerimonia al Celio
Il 29 gennaio 2026, a Roma, si è svolta ufficialmente la cerimonia di inaugurazione della Fontana dei Leoni, ubicata nel complesso dell’Ospedale Militare del Celio. L’evento ha segnato il completamento di un intervento di restauro durato circa diciotto mesi, realizzato con il coinvolgimento di enti e realtà del settore privato. L’opera, inizialmente concepita come elemento decorativo e funzionale all’architettura storica del luogo, era stata trascurata negli ultimi decenni a causa di deterioramenti strutturali e mancanza di interventi di manutenzione programmata.
L’intervento è stato coordinato da Ancos APS, ente di promozione sociale con sede a Roma, in collaborazione con Confartigianato. Il progetto è stato firmato dall’architetto Emanuele Ioppolo, noto per il suo impegno nella valorizzazione del patrimonio artistico e architettonico del centro storico. I lavori hanno riguardato la pulizia delle superfici in pietra, la sostituzione di elementi strutturali in metallo corrosi, il ripristino delle canalizzazioni idriche e l’adeguamento alle normative di sicurezza vigenti.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha partecipato all’evento in qualità di presidente della cerimonia. Accanto a lui, presenti i vertici dello Stato Maggiore della Difesa, del Comando dell’Esercito e rappresentanti della direzione generale dell’Azienda Ospedaliera Militare. La delegazione di Confartigianato era guidata dal presidente Marco Granelli e dal segretario generale Vincenzo Mamoli, entrambi presenti per sottolineare il ruolo delle imprese artigiane nel recupero del patrimonio culturale.
Il restauro ha coinvolto in totale 23 imprese artigiane romane, selezionate attraverso un bando pubblico di gara. Il costo complessivo dell’intervento è stato di 148.000 euro, finanziato interamente da risorse private e da contributi di enti territoriali. Il progetto è stato presentato ufficialmente il 15 dicembre 2024, con il via libera definitivo all’avvio dei lavori ottenuto il 3 febbraio 2025.
La fontana, risalente al XIX secolo, era stata costruita in occasione della ristrutturazione del complesso ospedaliero iniziata nel 1872. I leoni in pietra, in stile neoclassico, sono stati riprodotti in base a documenti d’archivio originali, con l’uso di materiali locali e tecniche tradizionali. L’opera è ora accessibile al pubblico e fa parte di un percorso culturale che prevede visite guidate mensili organizzate da Confartigianato e Ancos APS.
Perché conta: il restauro dei Leoni come simbolo del ritorno al valore del fare
La riapertura della Fontana dei Leoni all’Ospedale Militare del Celio non è solo un evento di carattere storico o artistico. È un segnale chiaro di una scelta politica e culturale che va oltre la semplice manutenzione del patrimonio. La scelta di un luogo come il Celio, cuore dell’antica Roma militare e religiosa, per ospitare un’opera rinnovata grazie al lavoro di artigiani e cooperative locali, non è casuale. È un atto simbolico che ribadisce il ruolo centrale dell’artigianato non solo come motore economico, ma come custode della memoria collettiva.
Il Celio, con la sua storia che spazia dal II secolo a.C. fino ai giorni nostri, è un luogo dove il passato non è solo conservato, ma vive. La fontana, con i suoi leoni scolpiti in pietra, è un’opera che racconta di un’epoca in cui il bello e il funzionale si incontravano senza contraddizione. Il restauro, condotto da Emanuele Ioppolo e realizzato con il contributo di ANCoS APS e Confartigianato, non ha solo ripristinato la struttura, ma ha riportato in vita un linguaggio artistico che rischia di essere dimenticato. È un gesto che va oltre il tecnico: è un atto di riconoscimento del valore del saper fare, di quel “sapere” che non si misura solo in bilanci, ma in qualità, in attenzione al dettaglio, in passione.
Il coinvolgimento del Ministro Crosetto, che ha definito l’artigianato “una parte fondamentale della mia storia”, non è solo un discorso di cortesia. È un riconoscimento esplicito di un modello produttivo che, negli ultimi decenni, è stato spesso sottovalutato in favore di soluzioni industriali e globali. Oggi, in un contesto di crisi economica e di crescente domanda di sostenibilità, il ritorno all’artigianato non è una nostalgia, ma una risposta strategica. I dati mostrano che le imprese artigiane sono tra le più resilienti in periodi di incertezza, e il loro radicamento nei territori li rende attori chiave nella ricostruzione del tessuto sociale.
Il fatto che l’intervento sia stato portato avanti da un’associazione come Confartigianato, con il supporto di istituzioni militari, segnala un nuovo modello di collaborazione tra pubblico e privato. Non si tratta più di opere fatte per apparire, ma di progetti che nascono dalla condivisione di valori: qualità, identità, responsabilità. Questo restauro non è solo un ritorno al passato. È un progetto per il futuro.
Le voci del restauro: tra orgoglio civico e progetti per il futuro
La riapertura della Fontana dei Leoni al Celio ha scatenato un dibattito che va oltre il mero restauro di un monumento. Le reazioni si sono moltiplicate tra chi vede nell’evento un segnale di rinascita del senso di appartenenza al territorio e chi lo interpreta come un’opportunità per rilanciare modelli di sviluppo basati sulle competenze locali.
Il presidente di Confartigianato Marco Granelli ha sottolineato che l’intervento non è solo un atto di conservazione, ma una forma di impegno sociale. “Questo restauro è il risultato di un’alleanza tra artigiani, istituzioni e comunità – ha dichiarato –. Non si tratta solo di riparare pietre, ma di rilanciare un modello in cui il fare bene, con qualità e passione, è al centro della vita pubblica e privata.” Per Granelli, la fontana è un simbolo: “Riporta in vita un luogo che ha visto passare secoli di storia, ma che oggi torna a essere luogo di incontro, di memoria, di speranza.”
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ribadito il legame personale con il mondo artigiano, definendolo “una parte fondamentale della mia storia”. Il suo intervento non si è limitato al riconoscimento del valore storico del monumento, ma ha messo in evidenza il ruolo delle imprese locali come motore di resilienza. “L’artigianato non è solo tradizione – ha affermato –. È innovazione, è sostenibilità, è capacità di rispondere ai bisogni reali delle persone.”
Alcuni esperti di urbanistica, invece, hanno evidenziato che l’attenzione al patrimonio storico non deve trasformarsi in un’operazione di “musealizzazione” del quotidiano. “Il rischio – hanno osservato – è che luoghi come la Fontana dei Leoni diventino solo testimonianze di un passato glorioso, senza essere integrati in un tessuto sociale dinamico.”
La reazione più significativa, tuttavia, è arrivata dai cittadini romani. In rete, molti hanno condiviso immagini della fontana illuminata al tramonto, accompagnate da commenti che parlano di “ritorno alla bellezza” e di “orgoglio per la città che si riprende”. Un utente ha scritto: “Non è solo un leone che torna a scorrere l’acqua. È un senso di appartenenza che si riaccese.”
Il progetto, infatti, non si ferma qui. Confartigianato ha annunciato una serie di iniziative simili in altre aree del centro storico, con l’obiettivo di coinvolgere le scuole, le associazioni locali e le piccole imprese nel restauro di beni comuni. L’obiettivo? Non solo preservare il passato, ma costruire un futuro in cui il valore del fare italiano sia riconosciuto, non solo come patrimonio, ma come motore di crescita.
Il futuro dei luoghi che raccontano: tra memoria, imprenditorialità e riscoperta del fare
La riapertura della Fontana dei Leoni al Celio non segna solo il ritorno di un capolavoro restaurato, ma apre una nuova pagina per il modo in cui il Paese intende il proprio patrimonio. Non si tratta più di conservare il passato come un museo, ma di ricondurlo al cuore della vita quotidiana, dove arte, storia e imprenditorialità si incontrano. Questo progetto, frutto del connubio tra Confartigianato, Ancos APS e le istituzioni militari, potrebbe diventare un modello replicabile in altre città italiane. Se la bellezza non è solo da ammirare, ma da abitare, allora i luoghi storici devono tornare a essere luoghi di senso, non solo di memoria.
Il ruolo dell’artigianato, sottolineato dal Ministro Crosetto, non è più marginale. È un motore di identità, di innovazione locale e di coesione sociale. Quando un maestro falegname ripara un capitello, un muratore ricostruisce una lesena, o un elettricista ripristina un impianto luminoso in un edificio storico, non sta solo eseguendo un lavoro. Sta raccontando una storia, mantenendo viva una tradizione. Il restauro dei Leoni è un esempio concreto di come il “saper fare” possa essere al centro di politiche culturali, economiche e sociali.
Guardando avanti, si profilano scenari in cui le amministrazioni locali potrebbero avviare programmi di “restauro partecipato”, in cui le imprese artigiane vengono coinvolte fin dalla progettazione di interventi su beni comuni. Non solo opere d’arte, ma piazze, scuole, ospedali, biblioteche. Un’idea che unisce valore estetico, valore economico e valore sociale. Inoltre, l’attenzione al patrimonio storico potrebbe diventare un fattore di attrazione turistica e di sviluppo locale, specialmente nelle aree periferiche o meno conosciute.
Il vero test del successo non sarà la bellezza del risultato, ma la capacità di mantenere vivo il senso di appartenenza. Se la Fontana dei Leoni diventa un luogo frequentato non solo dai turisti, ma anche dai cittadini che la riconoscono come parte del loro quotidiano, allora il progetto avrà superato la sua missione. Il futuro non è solo nella ricostruzione del passato, ma nel renderlo parte del presente. E in questo, l’Italia potrebbe trovare un nuovo modo di essere se stessa.








